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venerdì 25 maggio 2012

PRESS PLAY: L'ARTE E I MEZZI D'INFORMAZIONE

25 maggio 2012

InformARTEvi !

I mass media e i mezzi di comunicazione , oggi giorno, stanno influenzando direttamente o indirettamente la vita quotidiana di ognuno di noi.
A questa ondata di informazioni le persone reagiscono in maniera differente, da chi ignora tutto e si chiude nel suo piccolo mondo a chi prende ogni parola come "oro colato" , da chi cerca di farsi pubblicità in ogni maniera a chi preferisce sapere le ultime notizie in fatto di gossip dal parrucchiere. 
Ma ci si è mai chiesti cosa ne pensano gli artisti di questo fenomeno ? 
La fondazione Sandretto Re Baudengo ha provato a rispondere a questa domanda presentando la mostra " Press Play. L'arte e i mezzi dell'informazione " una mostra che vuole spiegare il punto di vista degli artisti su questa società dove le persone sono bombardate da informazioni, immagini, video ventiquattro ore su ventiquattro.
Gli artisti non danno un giudizio sulla società odierna, ma ci vogliono insegnare come interrogare le realtà di oggi , dare dei criteri per giudicare i fatti di cronaca e selezionare e saper riconoscere le vere notizie . 
Le opere dei sedici artisti della mostra sono arroganti, provocatorie e di forte impatto, proprio perchè vogliono mettere come soggetto del loro lavoro non l'opera in se, ma lo spettatore che deve indagare sulla veridicità delle informazioni. Quindi i protagosti della mostra siamo noi, pubblico ,poichè gli artisti ci danno soltanto uno spunto da cui deve partire una riflessione più profonda e personale. 

Matteo Colombino





Press Play: l'informazione in mostra

L’informazione e l’arte sono due branche della cultura che inducono al ragionamento e allargano l’orizzonte del pensiero. La prima è quotidianamente presente nelle nostre vite: ci aggiorna sull’andamento del mondo, ci porta involontariamente a porci delle domande su quello che capita intorno a noi ed è caratterizzata dall’immediatezza, dalla riproduzione dell’accaduto in tempo reale; la seconda, invece, ha più un carattere “elitario”, ha un’anima più profonda collegata alla complessità della visione umana e, avendo un tempo di metabolizzazione più lento, induce a riflessioni meno ordinarie.

(Giardino Fergat, Fondazione Sandretto Re Rebaudengo-Torino)

Quando l’arte fa dell’informazione il suo oggetto di rappresentazione nasce una domanda: che relazione c’è tra noi e i mass media? Quando la stessa domanda viene posta da più artisti, o quando più persone cercano di tradurre in arte la propria risposta, ecco che ne nasce una mostra: Press Play”. Le sale della Fondazione Sandretto Re Rebaudengo di Torino hanno infatti ospitato fino al 6 Maggio i vari modi in cui 16 artisti da tutto il mondo  hanno cercato di interpretare la relazione tra la società e i mass media. Tra i nomi autorevoli della mostra si riconoscono il torinese Alessandro Quaranta, lo sfrontato Jon Kessler  ed il celebre Steve Mc Queen.

Le visioni artistiche che vengono fuori dalla mostra sono le più varie, anche perché le modalità di interpretazione sono differenti: una serie di artisti ha, ad esempio,  focalizzato l’attenzione sulla nascita di una notizia, il suo sviluppo nell’apparato mediatico e il suo impatto sulla società; l’altra fetta, invece, ha preferito servirsi degli stumenti di divulgazione delle informazioni, per stravolgerne i canoni e renderli arte.

Tra le opere in mostra sicuramente una delle più interessanti e dirette è l’istallazione di Thomas Hirschhorn. Consapevole che la libertà di un artista è notevolmente maggiore rispetto a quella di un giornalista, l’artista svizzero ha utilizzato delle foto censurate per realizzare una sorta di vetrina in cui una serie di manichini mutilati mettono lo spettatore davanti a se stesso e al suo rapporto con la realtà. Ingrowth, questo il titolo dell’opera, pone lo spettatore davanti alla sua capacità di osservare il reale senza censura e senza filtri.


(Ingrowth, Thomas Hirschhorn)

Un’altra opera che mette alla prova la capacità di osservare gli eventi e, in particolare, il modo in cui questi vengono resi giornalisticamente è “9/12 Frontpage” di Hans-Peter Feldmann. L’artista affianca su un’unica parete 150 testate dei più importanti quotindiani di tutto il mondo datate 12 settembre 2001, il giorno dopo l’attentato alle torri gemelle. Pur essendo frutto di culture diverse ed essendo scritte in lingue differenti, le pagine  si somigliano per la tragicità di immagini e per i toni apocalittici. L’opera celebra fulmineamente il dominio dell’immagine e l’immediatezza della parola scritta.

(9/12 Frontpage, Hans-Peter Feldmann)

Tra le opere in mostra vi è anche una rappresentazione della realtà italiana vista dall’occhio critico del siciliano Alessandro Gagliardo che va sotto il nome di “Palinsesto, nota complessa”. L’opera in questione è una raccolta di immagini, un percorso molto personale sul cambiamento dei contenuti della televisione italiana e dei suoi fruitori. L’autore rende pubblica la sua opinione, non si pone da semplice osservatore esterno, non si accontenta di mettere in tavola una questione e farla sviluppare al fruitore dell’opera. Con una sottolineatura piuttosto marcata rende il suo pensiero e delinea la sua opinione grazie alla scelta di immagini e materiale d’archivio posti lungo una parete: è quello il suo giudizio, la sua visione sulla vicenda maturata negli anni. L’osservatore deve solo prenderne atto, e semmai decidere se essere in accordo o in disaccordo.

Maria Serena Ciaburri

martedì 1 maggio 2012

Come parlerà la rete ?

 01-05-2012


Che lingua parla il web?
Inglese, ma ancora per poco. Secondo una ricerca diffusa ieri dal colosso delle traduzioni on line «Smartling» alla fine del 2011 il 27% dei contenuti che si trovavano su Internet era scritto in inglese e il 24% in cinese. Ma il Dragone ha messo il turbo anche nel campo del digitale e in meno di due anni il cinese diventerà la lingua più diffusa in rete. Un traguardo difficile da pronosticare: dieci anni fa era sotto il 9%.

E le altre lingue?
Al terzo posto c’è il giapponese, in netto calo, poi lo spagnolo e il tedesco. Solo il 3% dei contenuti è scritto in arabo. L’Italia è all’ultimo posto tra i Paesi del G8, con il 2%.

Quanto è diffuso Internet?
Secondo un rapporto curato dall’Onu almeno 2 miliardi di persone usano il web. Negli ultimi dodici anni il numero di utenti è esploso: nei primi mesi del 2000 erano solo 250 milioni. I siti più cliccati sono Google, Facebook, Yahoo e Youtube.   



 Come si spiega il boom cinese?
I cinesi sono sempre più affamati di tecnologia. A gennaio Apple è stata costretta a sospendere le vendite dell’ultimo modello di iPhone per evitare problemi di ordine pubblico. Secondo i dati del «China Internet Network Information Center» la Cina ha superato la cifra record di 500 milioni di connessioni: lo scorso anno l’incremento è stato del 12%. Da segnalare il boom degli accessi da dispositivi mobili e dalle aree rurali, che hanno registrato rispettivamente un balzo del 17,5% e dell’8,9%.

Quali sono i siti più visitati in Cina?

In testa alla classifica c’è Baidu, il Google cinese, un motore di ricerca utilizzato da oltre 400 milioni di utenti. Fondato nel 2000, nel 2007 ha raggiunto un traguardo storico: è stato il primo gruppo cinese ad essere incluso nell’indice Nasdaq.

E i social network?
Il più in voga è Weibo, servizio di microblogging del portale Sina.com, molto simile a Twitter. Dal mese scorso, però, i controlli si sono fatti più stringenti e i cybernauti sono costretti ad autenticarsi con nome e documento di identità. Ma ogni tanto anche la censura si allenta. Ieri, in alcune aree del Paese, è stato accessibile anche Facebook, che potrebbe sfruttare l’acquisizione di Instagram - già disponibile in cinese - per superare le barriere imposte dal governo.

Nell’ultimo rapporto sulla rete “Reporters Senza Frontiere” parla di “emergenza Cina”: perché?
La rete, grazie alla sua libertà, è il luogo privilegiato per attivisti e dissidenti, e il governo ha stretto la morsa. Nel tentativo di combattere le «voci» che si diffondono su Internet, Pechino il mese scorso ha chiuso 42 siti. L’allarme sulla cyber-repressione è stato lanciato anche dal co-fondatore di Google Sergey Brin: «Ci sono forze molto potenti - ha detto in un’intervista al Guardian - che si sono schierate contro Internet, su tutti i fronti e in tutto il mondo».

Qual è la lingua perfetta per il web?
Secondo l’Economist le lingue più brevi e incisive sono il cinese e l’arabo che, rispetto all’inglese, risparmiano rispettivamente il 69% e il 14% di spazio per scrivere lo stesso testo. Sul web utilizzare poco spazio è fondamentale, soprattutto sui social network come Twitter, che accetta messaggi lunghi al massimo 140 caratteri. Twitter, scrive l’Economist, sta diventando importante anche per salvare le lingue in via di estinzione: molte persone che parlano basco o gaelico utilizzano il web per comunicare e tra le centinaia di migliaia di profili attivi c’è n’è uno che «twitta» in kamilaroi, una particolare lingua degli aborigeni australiani che oggi viene parlata solo da tre persone.

Davvero il web sta modificando la lingua?
Sì, soprattutto nei Paesi anglosassoni. Waterstone’s, la maggiore catena di librerie del Regno Unito, ha deciso di abolire il genitivo sassone dalle sue insegne, rinunciando all’apostrofo e diventando Waterstones. La scelta è stata così motivata: la parola è più semplice da trovare sui motori di ricerca.

Come si fa a risparmiare spazio?
La maggior parte degli utenti si affida agli emoticons, simboli grafici che raffigurano le espressioni facciali. Molto usati tra gli adolescenti, da qualche anno sono entrati anche nel lessico comune.

Si può tradurre una pagina web?
Sì. Il servizio più utilizzato, nonostante presenti ancora molte limitazioni, si chiama Google Translate e permette di tradurre qualsiasi sito internet. Translate si basa su un algoritmo sviluppato dagli ingegneri di Mountain View, che lo aggiornano continuamente, ed è completamente gratuito.



Fonte : La Stampa ( Torino, 27 aprile 2012, articolo a cura di Giuseppe Bottero )


E voi cosa ne pensate ? In un futuro prossimo parleremo tutti cinese e inglese o riusciremo a salvare la nostra lunga, complicatae preziosa lingua ?          






  
                                                                                                                                      Matteo Colombino

lunedì 23 aprile 2012

La voce del mondo

Per noi aprire,gestire e utilizzare i blog è davvero facile , ma non per tutti è cosi ! Infatti  non tutti hanno la fortuna di abitare in paesi dove la libertà di espressione è un diritto inviolabile .
E qui entra in scena Global Voices Onlineun progetto globale senza fini di lucro centrato sui citizen media, ideato presso il Berkman Center for Internet and Society della Harvard University (Boston, USA), gruppo accademico di ricerca sul rapporto tra Internet e società (dall'autunno 2008 Global Voices opera in maniera indipendente, registrato come ente non-profit in Olanda).

Global Voices ha l'obiettivo di aggregare, far conoscere e amplificare la conversazione globale che avviene online - mettendo in evidenza luoghi e persone che gli altri media spesso ignorano. Lavorano per sviluppare strumenti, istituzioni e relazioni onde consentire a tutte quelle voci di poter essere ascoltate ovunque.

Gli obbiettivi di questo progetto sono :
1) Richiamare l'attenzione sulle conversazioni più interessanti e sulle prospettive che emergono dai citizen media in tutto il mondo, segnalando testi, foto, podcast, video e altre forme di espressione alla portata dei cittadini di ogni parte del mondo.
2) Facilitare l'emergere di nuove voci attraverso la formazione, i corsi online e il ricorso a strumenti gratuiti e open source capaci di consentire a chiunque di esprimersi, utilizzandoli in maniera efficace e consapevole.
3) Difendere la libertà di espressione nel mondo e tutelare il diritto dei citizen journalist a raccontare eventi ed esprimere opinioni senza timore di persecuzioni o censure.
Global Voices Online ha anche avviato progetti per migliorare il loro servizio :
Global Voices Advocacy: programma per permettere alle persone di esprimersi laddove la loro voce online viene censurata.
Rising Voices: per dare voce a specifiche comunità marginalizzate grazie ai citizen media.
Progetto Lingua: le notizie di Global Voices vengono poi tradotte in oltre 18 lingue diverse da traduttori volontari.
Insomma Global Voices credono nella libertà d'espressione: nella difesa del diritto a parlare, e anche ad ascoltare, crediamo nell'accesso universale agli strumenti di discussione.              Puntando a quest'obiettivo, forniscono a chiunque voglia esprimersi i mezzi per farlo, e al tempo stesso offrono gli strumenti adatti a chiunque voglia prestare ascolto a queste voci.
se vuoi sostenerlo come facciamo noi vai qui :http://it.globalvoicesonline.org/about/aiutateci/


                                                                                                                                      Matteo Colombino

sabato 21 aprile 2012

Come il web ci cambia la mente

21 Aprile 2012

Avete mai riflettuto su quali conseguenze subiremo nel corso della rivoluzione digitale?
Vi siete mai chiesti se saremo più intelligenti o più stupidi, grazie al Web del futuro?

Ci ha riflettuto su il linguista Raffaele Simone, nel suo libro "La terza fase. Forme di sapere che stiamo perdendo". Lo ha intervistato Paola Rizzi in un articolo su metronews.it.

Quello su cui il professore si sofferma, è il cambiamento dei contenuti che il nostro cervello (e la nostra curiosità) acquisisce. Ovvero, si è passati dal leggere interi libri, "pochi ma buoni", ad avere oggi tutto il necessario sul web per informarsi ed imparare. Ma in quest'ultimo caso quello che facciamo è leggere piccoli articoli, dissolvere quindi più facilmente la concentrazione e di conseguenza anche la memoria.

"Stiamo guadagnando in velocità delle operazioni e ampiezza dei riferimenti a cui possiamo accedere...Si perde il concetto di autorevolezza e di garanzia delle fonti."

Con queste parole, denigra il concetto di "opera collettiva", perchè non garantita, non controllata.

Potendo dare una mia opinione personale, l'"opera collettiva" è sì rischiosa, ma porta notevoli vantaggi quali: la possibilità di confrontarsi ed arrivare ad una conclusione equa, l'ampiezza maggiore della ricerca delle fonti, la possibilità di divulgare facilmente e gratuitamente a tutti la conoscenza.

Quello che ha di veramente interessante questo articolo è la riflessione su come la nostra mente stia cambiando. Ci siamo abituati a digitare sui motori di ricerca le parole di cui non conosciamo il significato, le informazioni che vogliamo conoscere in tempo reale o il luogo che vogliamo visitare.

Si è persa sicuramente una tradizionale visione della conoscenza, vista come lettura di libri riguardanti un argomento specifico, ma si è guadagnata un più ampio spettro di informazioni (da verificare ovviamente), che grazie a collegamenti vari ci portano ad essere più propensi a conoscere piuttosto che a memorizzare.

A questo proposito vorrei invitarvi a rispondere ad un sondaggio sull'argomento, che trovate in homepage sulla sinistra.


Mattia Corrente

giovedì 19 aprile 2012

Il buon giornalismo a 99 cents


Kickstarter è una piattaforma online che offre la possibilità agli utenti di condividere con altri le proprie idee progettuali e di raccogliere fondi per realizzarle. La forza della piattaforma si basa sulla pubblicizzazione dell’idea che si vuole realizzare e lo stabilimento di un range di tempo massimo nel quale è possibile raccogliere online fondi per il raggiungimento del budget prefissato.   
Tra i tanti progetti nati grazie alla vetrina Kickstarter se ne distingue uno particolarmente interessante: MATTER. I suoi creatori sono Bobbie Johnson e Jim Giles, due reporters freelance impegnati in testate come Wired UK e The Guardian (il primo) e il New York Times e New Scientist (il secondo). Lavorando in  ambienti così stimolanti, i due giornalisti  vivono costantemente sulla loro pelle la crisi della carta stampata e la progressiva riduzione di “meaty news” (notizie sostanziose). Indagando nel loro ambiente,  si accorgono di non essere i soli a vedere del potenziale nella rete Internet e a volere dal giornalismo (e da se stessi) qualcosa in più. Preoccupati che la pubblicità che sostiene i giornali stia assumendo il ruolo da protagonista che spetta di diritto alle notizie, optano per un ritorno alla purezza del “long-form journalism”, ma in maniera del tutto innovativa.
Bobbie e Jim sono convinti del fatto che “il mondo sia pieno di storie, storie sulla scienza, la tecnologia, l’economia, l’ambiente e il futuro, ma che alcune di queste non vengano dette” in quanto il giornalismo è costretto da leggi economiche sempre più pressanti. Ed ecco l’idea: perché non rendere disponibili queste storie direttamente in rete, creando un giornalismo di qualità autofinanziato? Il progetto, che ha preso il nome di Matter, prevede che ogni settimana venga pubblicata online, da parte di giornalisti esperti, “Just one unmissable story” ("una sola imperdibile storia"), curata nei minimi dettagli, su temi scientifici, tecnologici o su argomenti normalmente tralasciati. 
"Stiamo costruendo Matter per i lettori, non per i pubblicitari," sostengono Bobbie e Jim, "il buon giornalismo non è economico: richiede tempo e soldi affinchè i grandi reporters facciano del loro meglio. Questo significa che dobbiamo pagare. Ma non molto: circa 99 cents a storia. E' un esperimento per vedere se il giornalismo indipendente, fatto bene, può colmare il vuoto lasciato dai mezzi di comunicazione tradizionali".
(Bobbie Johnson)
Ma il progetto, oltre al denaro necessario per autosostenersi, ha bisogno di fondi iniziali per autogenerarsi, fondi che però mancano ai due giornalisti freelance. Così, afferma Jim Giles, si sono chiesti: what we can do rather than sit back and complain, to fix this?” ("Che cosa possiamo fare, invece che restare seduti e lamentarci, per risolvere tutto questo?"). Ebbene, i due hanno proposto il loro progetto sulla piattaforma Kickstarter, presentando Matter come la possibilità di ottenere del buon giornalismo, con la sola garanzia dei loro curricula e con la speranza che accompagna ogni idea nascente.

Bobbie e Jim, prefissandosi un target di $ 50 000 da raggiungere in un mese, sono stati felici (e increduli) di  aver raggiunto l'obiettivo in sole 38 ore. Le donazioni sono continuate e il 24 Marzo scorso i due reporters hanno raccolto la cifra finale di $ 140,201, dichiarando sulla piattaforma Kickstarter: "La risposta avura da tutti voi lì fuori è andata ben oltre i nostri sogni più impensabili".
Nata come una necessità ristretta, avvertita solo in ambito giornalistico, Matter si è così rivelata un'esigenza comune, avvertita da una buona fetta della popolazione stanca di un'informazione poco informativa.  A firmare gli articoli targati Matter al fianco di Bobbie e Jim ci sono esperti del settore con background molto solidi: dal New Yorker al National Geographic e dal Washington Post  all’Economist.
"Non stiamo dicendo che questa sia un'enorme rivoluzione che sta cambiando l'universo", affermano i due reporters, "ma pensiamo che ci sia abbastanza mercato per quello che stiamo facendo... Pensiamo di poter fornire il supporto che serve e di poterlo fare in un modo che forse potrà in piccola parte aiutare il giornalismo, forse possiamo aiutare le persone a pensare un pò più in grande su come possono produrre materiale in futuro."

Maria Serena Ciaburri



sabato 7 aprile 2012

Anonymous vs il "vile" governo cinese

7 Aprile 2012

Come abbiamo detto in un precedente post, l'informazione non è equamente libera in tutto il mondo.

Ancora a proposito delle restrizioni del governo cinese, negli ultimi giorni il gruppo "hacktivista" Anonymous ha oscurato ben 300 siti cinesi. Rivendica questo atto "Anonymous China" attraverso il suo canale twitter (social network oscurato in Cina, ma accessibile attraverso le Virtual Private Networks - VPNs).

Per chi non avesse mai sentito parlare di questo gruppo, il video seguente ve lo farà conoscere attraverso un esponente che è stato intervistato alle "Iene":





Anonymous non è un gruppo ristretto di persone con conoscenze informatiche di alti livelli, anzi! Nei loro annunci infatti specificano che Anonymous siamo tutti noi, ovvero tutti possiamo dare una mano alle loro iniziative.

Per alcuni potrebbero risultare degli ideali anarchici, scomodi.. Ad altri invece andrebbe a genio unirsi a questo gruppo che risulta molto attivo negli ultimi tempi. E' l'attualità a scandire le azioni di Anonymous, insieme con le opinioni della gente comune che vuole chiarezza su tutto.

"Caro governo cinese non sei infallibile, oggi vengono piratati i tuoi siti Internet, domani sarà il tuo vile regime a cadere". (Anonymous sui siti oscurati)


Se avete una vostra opinione a riguardo vi invito a commentare il post. Nasceranno dei pareri sicuramente contrastanti, ma è dalle discussioni che spesso si vedono i risultati.

Colgo inoltre l'occasione per augurarvi una buona Pasqua a tutti voi!


Mattia Corrente




Fonte: Link

giovedì 5 aprile 2012

FIDARSI E' BENE NON FIDARSI E' MEGLIO !?

Questo video, intitolato “Kony 2012” è stato caricato su internet agli inizi di Marzo e ha ricevuto in poche settimane milioni di visualizzazioni. Sono bastati infatti pochi tweet (tra i quali quelli di Oprah e Rihanna) per farlo rimbalzare da un capo all’altro della rete e far avere alla questione una risonanza mondiale. 


Il video/documentario (convincente e di ottima qualità) è stato realizzato da Jason Russel, uno dei fondatori (nel 2004) dell’associazione “Invisible Children”. L’associazione in questione nasce con lo scopo di far conoscere a tutti Joseph Kony, guerrigliero ugandese leader del movimento Lord’s Resistance Army. Quest’uomo è ricercato perché ritenuto responsabile del rapimento di migliaia di bambini, violentemente sottratti alle famiglie per entrare a far parte del suo esercito.


Il video narra di un padre coraggioso che racconta la storia di    
Kony al figlioletto biondo nella speranza di sensibilizzare lui e tutti i fruitori di Internet interessati alla vicenda. Ma l’informazione non è l’unico fine del documentario. Russel si propone (con un’azione che rimanda vagamente alle scene finali del film “ V per vendetta”) di attuare una manifestazione globale contro il guerrigliero ugandese e costringere il governo USA ad un’azione diretta. Invisible Children, infatti, mette a disposizione di tutti (alla modica cifra di 30 dollari) l’ “action kit”, una valigetta contenente manifesti, adesivi e volantini da
affiggere in tutte le città del mondo la notte del 20 Aprile.

Dopo una settimana di adesioni a gruppi facebook, tweet, condivisioni e articoli sulla vicenda, si è scoperto che il documentario è una bufala. Alcuni sostengono, infatti, che la storia di Kony sia vecchia di almeno dieci anni e che l’odierna situazione ugandese non sia affatto quella descritta dal video. Attualmente, infatti, il leader della LRA non sarebbe neanche nel suo paese d’origine.   

La libertà di Internet implica la possibilità di diffondere notizie false o, come in questo caso, parzialmente vere. La visibilità illimitata e la distribuzione capillare del web sono fattori che fanno naturalmente gola a molti, per questo rimane a discrezione dell’utente se credere o meno ai contenuti Internet.                         

Il credere incondizionatamente a tutto quello immesso in rete è un errore che distingue il pesce preso all’amo da un pescatore consapevole. 



lunedì 2 aprile 2012

WikiLeaks e la democrazia nascosta..

2 Aprile 2012
La nascita di Internet ha permesso la creazione di gruppi "isolati" dal resto del mondo per ideali e convinzioni, ma allo stesso tempo uniti geograficamente grazie alla potenza e alla diffusione del Web.


Uno di questi, e senza dubbio il più popolare negli ultimi tempi, è quello che va sotto il nome di WikiLeaks (dall'inglese "leak", "perdita", "fuga [di notizie]"). Il suo scopo è proprio quello di diffondere notizie che di norma dovrebbero rimanere Top Secret, ovvero quelle coperte da segreto di Stato, militare ecc.. Per quest'obiettivo c'era quindi bisogno di una base solida ed allo stesso tempo cifrata perfettamente, e quale miglior mezzo di diffusione se non Internet? 

L'obiettivo di WikiLeaks è di monumentale importanza, perchè permette alle persone comuni di conoscere segreti che potrebbero compromettere la fiducia che queste ripongono in chi le governa. In sostanza crea la giusta democrazia che dovrebbe esserci in uno Stato libero, ma che la garantisce solo in parte, nascondendo i propri interessi. "Il sito WikiLeaks impasta le nostre vite con il retroscena dei grandi fatti della nostra epoca, quelli più controversi, quelli negati dal segreto di stato." 

Ultimamente però, questa fuga di informazioni è stata condannata dai potenti, che stanno cercando in tutti i modi di interromperla, processando tra gli altri l'esponente più noto del gruppo, Julian Assange. Questo tipo di atteggiamento fa intendere che i segreti da svelare sono veramente tanti, e non sono finiti. Per questo la comunità è ancora unita e solida, grazie soprattutto alla facilità di diffusione di informazioni nel Web 2.0.

"Senza Internet WikiLeaks non ci sarebbe!" Enrico Menduni (Relazione di “Sette interrogativi su WikiLeaks. Incontro di studio”, Roma, 27 gennaio 2011)

Link: Relazione

Autore: Mattia Corrente

mercoledì 28 marzo 2012

A quanto viaggia l'informazione?

28 Marzo 2012
Vi siete mai chiesti quale velocità riesce a raggiungere un'informazione digitale?

Da quando è nato Internet, questa cresce esponenzialmente con gli anni. Dalle prime reti locali alla nuova ragnatela di informazione, tutto è cambiato radicalmente. A dimostrazione di ciò, la ricerca italiana si conferma ai più alti livelli in questo campo. E' notizia degli ultimi giorni infatti, che un team di Pisa è riuscito a battere il suo stesso precedente record di velocità digitale: 1 Terabit al secondo (1000 Gigabit), contro i 448 Gigabit precedenti. 

E' sorprendente come cambia velocemente la tecnologia, e le conseguenze sull'informazione di vedono di giorno in giorno. Siamo sempre più vicini, e ci avviciniamo sempre più velocemente. 


Fonte:  http://www.tomshw.it/cont/news/record-mondiale-su-fibra-a-pisa-1-terabit-al-secondo/36557/1.html

Autore: Mattia Corrente