27 Maggio 2012
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Il nostro Paese sembra non voler accettare l'innovazione almeno in quei settori dove il "tradizionale" continua ancora a rimanere ben saldo. Si parla di scuola stavolta, ed una recente ricerca Ipsos rivela che a trainare questa mini rivoluzione siano soprattutto i più piccoli. I dati dicono infatti che circa il 79% degli studenti usa il web per i compiti a casa, seguito da un 60% che si connette per tenersi in contatto con gli altri. Qui (repubblica.it) potete trovare tutti i dati della ricerca (se non doveste vedere le tabelle, questa è la versione in pdf).
Di contro però, le cause dell'arretratezza tecnologica della scuola italiana vengono imputate da Alfonso Molina, direttore scientifico della Fondazione Mondo Digitale al fatto che:
«Gli altri paesi europei stanno investendo sulla tecnologia digitale a scuola da 15 anni. L’Italia non solo è indietro nelle dotazioni - e dove le ha sono obsolete - ma è indietro nella testa». (Metronews.it)
Oltre all'analfabetizzazione digitale dei docenti, va tenuto conto soprattutto la tradizionalità caratteristica del settore scolastico. L'e-book per esempio stenta a decollare come sostituto dei classici libri di carta, che permettono una più facile e meno stancante lettura sicuramente, ma viceversa hanno prezzi elevati e sono privi di un'interattività che sarebbe molto utile nell'apprendimento dei più giovani.
Ma l'apprendimento del digitale non basta, secondo Molina, a risolvere i problemi della scuola italiana.
«Senza lo sviluppo completo della persona non si acquisiscono le competenze per la vita». A. Molina
Mattia Corrente




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