Questo video, intitolato “Kony 2012” è stato caricato su
internet agli inizi di Marzo e ha ricevuto in poche settimane milioni di
visualizzazioni. Sono bastati infatti pochi tweet (tra i quali quelli di Oprah
e Rihanna) per farlo rimbalzare da un capo all’altro della rete e far avere
alla questione una risonanza mondiale.
Il video/documentario (convincente e di ottima qualità) è stato realizzato da Jason Russel, uno dei fondatori (nel 2004) dell’associazione “Invisible Children”. L’associazione in questione nasce con lo scopo di far conoscere a tutti Joseph Kony, guerrigliero ugandese leader del movimento Lord’s Resistance Army. Quest’uomo è ricercato perché ritenuto responsabile del rapimento di migliaia di bambini, violentemente sottratti alle famiglie per entrare a far parte del suo esercito.
Kony al figlioletto biondo nella speranza di sensibilizzare lui e tutti i
fruitori di Internet interessati alla vicenda. Ma l’informazione non è l’unico
fine del documentario. Russel si propone (con un’azione che rimanda vagamente alle
scene finali del film “ V per vendetta”) di attuare una manifestazione globale
contro il guerrigliero ugandese e costringere il governo USA ad un’azione
diretta. Invisible Children, infatti, mette a disposizione di tutti (alla
modica cifra di 30 dollari) l’ “action kit”, una valigetta contenente
manifesti, adesivi e volantini da
affiggere in tutte le città del mondo la
notte del 20 Aprile.
Dopo una settimana di adesioni a gruppi facebook, tweet,
condivisioni e articoli sulla vicenda, si è scoperto che il documentario è una
bufala. Alcuni sostengono, infatti, che la storia di Kony sia vecchia di almeno
dieci anni e che l’odierna situazione ugandese non sia affatto quella descritta
dal video. Attualmente, infatti, il leader della LRA non sarebbe neanche nel
suo paese d’origine.
La libertà di Internet implica la possibilità di diffondere
notizie false o, come in questo caso, parzialmente vere. La visibilità
illimitata e la distribuzione capillare del web sono fattori che fanno
naturalmente gola a molti, per questo rimane a discrezione dell’utente se
credere o meno ai contenuti Internet.
Il credere incondizionatamente
a tutto quello immesso in rete è un errore che distingue il pesce preso all’amo
da un pescatore consapevole.
Maria Serena Ciaburri





Ok al messaggio finale ma :
RispondiElimina"Dopo una settimana di adesioni a gruppi facebook, tweet, condivisioni e articoli sulla vicenda, si è scoperto che il documentario è una bufala. Alcuni sostengono, infatti, che la storia di Kony sia vecchia di almeno dieci anni e che l’odierna situazione ugandese non sia affatto quella descritta dal video. Attualmente, infatti, il leader della RLA non sarebbe neanche nel suo paese d’origine. "
Dove sta scritto che è una bufala? Si è scoperto, ma chi lo ha scoperto? Qual'è l'odierna situazione ugandese?
Invece il leader non sarà mica dell'LRA? e chi dice che non sarebbe nel suo paese di origine? io? tu?
Il concetto è: fonti fonti fonti. Se non citi le fonti di quello che tu in prima persona dici, non puoi scrivere un articolo che appunto dice che non ci si può fidare di quello che sta su internet. Link, video, tutto il necessario per far si che un eventuale lettore (tipo me) non debba sforzarsi, dopo averlo letto, a ricercarne la veridicità su google.
Ti ringrazio per la segnalazione dell’errore sulla sigla, una mia imperdonabile distrazione che ho corretto. L’attuale situazione ugandese, chi ha scoperto la bufala e tutti gli altri dettagli sulla vicenda non sono frutto di noncuranza, ma sono stati volontariamente omessi in quanto volevo che il fenomeno Kony fosse solo il punto di partenza per una riflessione, non il fulcro dell’intero articolo. E’ proprio nella speranza di sottolineare questo punto che ho dato all’articolo il titolo “fidarsi è bene, non fidarsi è meglio!?” piuttosto che “Kony 2012”.
RispondiEliminaSempre per lo stesso motivo non ho citato le fonti, in quanto, oltre ad essere le più disparate, il mio scopo, ribadisco, non era quello di raccontare banalmente la vicenda accaduta ma solo di evidenziare come sia semplice credere piuttosto che verificare.
Se ritieni però che le mie intenzioni iniziali non si evincano da quanto scritto e che l’aggiunta di fonti possa contribuire in maniera positiva al chiarimento di ciò ti ringrazio molto del consiglio.
Maria Serena
Ps. A proposito di fonti, tu chi sei?